Sovranismo? Prima delle elezioni occorre un’operazione di consapevolezza al voto


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In questi giorni di crisi del Governo italiano, le opposizioni hanno spesso utilizzato delle vere e proprie parole chiave nelle proprie dichiarazioni che confermano tutti i rischi di una ipotesi sovranista. Si invoca il voto ed in tempi rapidi, pienamente convinti che sotto la parola crisi si possano declinare una serie di convinzioni dal passato politico assai discutibile ed assolutamente inconsistenti nella società attuale.


La Costituzione Italiana assegna la sovranità al popolo, ma la sovranità a cui fa riferimento la nostra carta costituzionale è molto lontana da quella proposta dai leader nazionali di questa forma di pensiero. C’è da dire che dietro il termine “sovranismo” si nasconde una grande operazione di marketing politico: le visioni sono propriamente nazionaliste, nel termine tradizionale del termine. Tuttavia entrare nelle ipotesi non porta a nessun risultato. Occorre basarsi su dati concreti.
Il sovranismo è statalista promuovendo come ricetta universale contro la paura del futuro da parte degli elettori, una serie di politiche di mero protezionismo. Ed anche qui si gioca sul filo della comunicazione: esasperando il concetto di liberismo economico, si paventano tutti i rischi di una globalizzazione, proiettando congiure e complotti ogni qual volta la storia insegna qualcosa di diverso. I numeri confermano questa tesi: il governo Trump è stato probabilmente il più drammatico per l’economia USA. Sono pochissime le realtà che dispongono delle risorse naturali ed energetiche potenzialmente indispensabili per discorsi sovranisti. Ecco vere e proprie politiche di espansionismo commerciale di tipo “coloniale” come evidente in alcune operazioni aventi ad oggetto l’Africa occidentale. Eppure la posizione anti europeista scompare miracolosamente quando si tratta di affrontare il tema del Recovery Fund, argomento davanti al quale ogni concetto di identità sovrana appare traballare. L’economia italiana vive di export ma anche di import. La globalizzazione è fenomeno che non riguarda solo il commercio ma anche i saperi. Isolare un Paese in una logica sovranista equivale a condannarne ogni logica commerciale, economica e culturale. Immaginare che qualcuno venga prima di qualcun altro, prevede non soltanto una sorta di egemonia culturale, economica e sociale di cui nessuna realtà può fregiarsi, ma soprattutto quella forma di autodeterminazione che può generare esclusivamente salotti televisivi.

Discorso differente è quello di valorizzazione delle comunità e delle identità, all’interno tuttavia di uno scacchiere mondiale che abbia nello scambio un motore in costante fermento capace di integrare micro e macro sistemi. L’identificazione di un “prima” qualcuno ha il passo successivo nella identificazione di un nemico, utile a compattare le grandi masse della popolazione lontane da una visione reale del mondo. Non è casuale che anche nei fantomatici sondaggi il favor sovranista, nonostante il cammino non eccellente del Governo, non sia esploso: un pericolo serio e reale come quello della pandemia ha scalzato nei pensieri del campione intervistato, quel pericolo paventato oramai da anni per ore ed ore, da tv private al servizio di questa grande illusione politica.

L’idea è dunque che la distanza tra la propaganda da social e programmi tv capaci di alternare avanspettacolo e promozione politica con la realtà sia così abissale, che una potenziale svolta sovranista avrebbe effetti devastanti per il sistema Paese già provato da anni di errori. Chi scrive è fermamente convinto della necessità di effettuare una grande campagna di comunicazione politica e sociale volta a spiegare a tutti gli elettori cosa rappresenti oggi realmente il sovranismo. L’Italia non può permettersi ancora una volta un voto inconsapevole che condannerebbe intere generazioni ad un oblio sociale ed economico senza precedenti.