Riprendiamo in mano la nostra Terra: ripartiamo dalle comunità

Siamo in un momento storico senza precedenti. Il Sud in particolare rischia di vivere una recessione senza precedenti quale sommatoria di tutto il "non fatto" aggravato dalla crisi da pandemia Covid19. Se non impostiamo la ripresa come un sogno realistico caratterizzato da riforme possibili, vivremo una recessione dalle conseguenze probabilmente ad oggi non pienamente percepite. Dobbiamo e possiamo realizzare una "rivoluzione industriale", sociale e culturale senza precedenti.
Occorre partire dal piccolo per arrivare al grande. Occorre ripartire dalle comunità territoriali. La nostra deve essere un'utopia concreta. Il grave errore che rischiamo di compiere è quello di dimenticare le nostre radici immaginando qualcosa che non ci appartiene. Occorre partire dalla piccola impresa, come espressione del territorio, di una comunità, per poi accompagnarla alla crescita. Fare in modo tale che l'impresa si colleghi al territorio. La grande trappola è la "a-territorialità" . Dimenticare le proprie radici significa mortificare quel rapporto etico con il nostro territorio, i dovere civico che abbiamo con la nostra Terra.  Dobbiamo risorgere.
Occorre riscoprire tutte le nostre vocazioni. Quella industriale che può andare a caratterizzare le cinta della città metropolitana.  Quella artigianale nei nostri centri storici, quale forma più alta di testimonianza del fare dei nostri padri e nonni.  Quella turistica e commerciale nei luoghi più caratteristici, declinando il turismo in vari modelli.  Ed accanto a tutto ciò il terziario, i servizi, che devono accelerare la crescita. 
Tutto ciò può vedere protagonista il pubblico ed il privato, lo Stato , la Regione,  le ex Provincie , i Comuni, le Municipalità , le imprese, i grandi operatori del fare. L'input non può che nascere dalla Politica, volutamente indicata con la P maiuscola.  E' mio preciso progetto rilanciare il valore delle comunità, il valore del rapporto tra uomo e territorio.  Osservare il capitalismo come realtà astratta o l'anti capitalismo come realtà altrettanto astratta è una gabbia mentale in cui abbiamo conservato le nostre ambizioni. Dobbiamo superare gli schemi mentali: l'uomo deve essere al centro del sistema.  L' impresa e la comunità sono legate in maniera simbiotica, non possiamo separare l'uno dall'altra. 

Questo disegno non può non avere come base la cultura, intesa non come possesso individuale nozionistico di tesi e teoremi, quanto come strumento indispensabile per condividere valori morali che abbiamo la nostra Terra quale priorità.