Referendum: un NO che è molto più che politico

Molte coscienze inquiete sono oggi in crisi, in una crisi dolorosa, perché per esse i partiti non hanno rispettato la verità, non hanno avuto tolleranza e hanno in qualche modo tradito gli stessi ideali dai quali erano nati.” (Il Cammino della Comunità - Adriano Olivetti).  

Il referendum sul "taglio" dei parlamentari previsto per il 20 e 21 settembre è l'epilogo forse più doloroso dell'incapacità dei partiti in questi lunghi 160 anni di rispettare gli ideali per il quale sono nati.  Eppure nessun esponente di Partito/Movimento  ha compreso probabilmente la gravità del momento, al punto tale da non assistere a nessuna spontanea confessione su un punto innegabile: la rappresentatività del Paese è messa in discussione prima ancora che dal referendum, dalla resa qualitativa degli eletti.  E' come se la Politica italiana avesse deciso negli ultimi anni di essere la principale antagonista di se stessa, riuscendo perfettamente in questa arte di pubblico convincimento.

Chiarito questo aspetto che è il reale cuore del problema,  in cui la responsabilità si ritiene vada equamente divisa tra elettori ed eletti, la versione estremamente semplicistica del nostro sistema partitico sembra non essere in grado di codificare con lucidità la portata della proposta referendaria: il SI non è indicativo rispetto al taglio dei rappresentanti, quanto piuttosto della rappresentanza.  La riprova è che la famosa "casta" per la maggior parte esprime la stessa visione rispetto al problema di quella che teoricamente dovrebbe essere " l'anti casta" al punto tale che in ogni partito c'è una forte propensione ad assumere una posizione kamikaze volta ancora una volta a privilegiare il dire rispetto all'essere.  Io politico voto SI perchè non sono casta e dunque avallo quella logica malsana in base al quale un rappresentante in più non è una forma più solida e più difficilmente deviabile di democrazia, quanto un onere di cui gli italiani non hanno bisogno.  E' un pochino come affermare che le fondamenta di una casa possono essere superflue, perchè la casa si reggerà ugualmente anche con un minor sostegno al terreno.

Dunque il SI non è espressione di una valutazione sul valore della rappresentanza e della democrazia, quanto una mossa di mero presunto marketing politico volto a distinguere buoni e cattivi.  D'altra parte il concetto secondo cui "un inetto vale un inetto" è ad un passo dal divenire maggioritario. Dunque meglio cavalcare l'onta populista ben sicuri che la differenza reale la farà una nuova legge elettorale.  Così seguendo questa logica i partiti sono davanti ad un baratro su cui danzano con una leggerezza che appare assolutamente lontana dal senso più concreto di questo referendum.  Il tema vero è : quanto vale la rappresentanza

La Politica non è forse tutela dell'interesse pubblico ? Quale è l'interesse del nostro Paese e degli elettori quello di tagliare il numero di rappresentanti e dunque consentire, seppur in linea teorica, alle lobby più potenti di esprimere un numero adeguato di candidati che non potrà essere riequilibrato da nessuna forma di democrazia ?   Ciò che sembra illogico in questa follia generale che sembra pervadere il nostro Paese diviene una forma di "fatalismo"  che potrebbe costare molto cara, soprattutto alle piccole comunità. 

Ed allora chi scrive ritiene che votare NO sia un atto consapevole di difesa del valore concettuale e concreto della rappresentanza.  Votare NO significa porre un argine allo strapotere dell'influenza di tutto ciò che è interesse privato rispetto al futuro del nostro Paese.  Il cittadino che nella cabina elettorale voterà NO sposterà il tema sui veri binari di un approccio democratico: non è il numero che limita il nostro Paese, quanto la qualità di eletti ed elettori !  E' su questo tema che occorre compiere una seria riflessione.  La nostra Terra necessità di un ricambio quasi complessivo della classe dirigente e ciò sia per ciò che concerne la classe politica che per tutto quanto attiene la famosa società civile.  NON UN TAGLIO MA UN RICAMBIO

Il disagio sociale dei nostri tempi non è legato al numero di rappresentanti che forse ha evitato ad oggi che come già accaduto all'estero il nostro Parlamento sia espressione esclusiva di potentati economici, di affaristi e speculatori più attenti alle copertine dei rotocalchi che al concetto più pieno di democrazia, quanto alla incapacità di premettere il presente e futuro delle Persone e delle Comunità avanti ad ogni interesse personale.  Votare NO è un atto di indipendenza e di libertà.  Votare NO è peculiarità di donne e uomini liberi, capaci di credere ancora nel valore della rappresentanza democratica e pronti a difendere con lo strumento più potente che la storia consegna ai popoli, la cabina elettorale, la difesa dei nostri giorni.  Votare NO non è tutela dei partiti e di questa politica, ma degli elettori.