Le mie idee per Napoli: lavoriamo tutti insieme per un futuro fatto di sviluppo condiviso

Il 2021 sarà un anno molto importante per la ricostruzione dell'economia nazionale post prima fase della pandemia.  Tante le discussioni in questi mesi sui fondi che l'UE potrebbe concedere al nostro Paese. La criticità rilevante è che quasi mai si è entrato nel novero degli interventi sociali ed economici, produttivi e di sburocratizzazione che il nostro sistema richiede in maniera più che urgente. 

Il 2021 al Sud vede le elezioni a Napoli, riferimento oramai consolidato per l'intera economia meridionale.  La città dopo dieci anni di amministrazione De Magistris si è riscoperta drammaticamente fragile.  In questi due lustri contraddistinti, questo si , da legalità e promesse, non si è riusciti a dare al sistema economico partenopeo una programmazione tale da vedere protagonisti industria, commercio, turismo, artigianato, servizi.  Tutto è stato affidato al rilancio dell'immagine di Napoli ed alla accoglienza del popolo napoletano, eccellente nel valorizzare quanto di unico ha la città.  Probabilmente proprio questo sforzo enorme della città ha mascherato dei veri e propri bug di sistema emersi in tutta la loro gravità sin dai primi mesi del lockdown da Covid19: 
- economia cittadina basata esclusivamente sulla piccola ristorazione e la ricettività da B&B:
- assenza di reali politiche di creazione di nuovo lavoro e di incentivi all'imprenditorialità;
- assenza di programmazione pluriennale per i settori critici dell'economia;
- totale svuotamento del grande significato "strategico" delle municipalità, fagocitate da una comunicazione che le ha rese men che comprimarie ignorando le peculiarità delle tante città in una sola città (peculiarità tutta partenopea);
- disastro trasporti con assoluta incapacità del sistema di garantire servizi affidabili;
- mancata creazione di condizioni essenziali per la crescita dimensionale ed economica dell'imprenditoria;
- politiche di tutela delle famiglie contro lo strapotere di banche e finanziarie e contro le insidie degli up e down economici.

Ed è probabilmente proprio da questi punti che occorre ripartire, immaginando un progetto condiviso che abbia la capacità di rilanciare il ruolo primario dell'imprenditoria nell'economia cittadina ed al tempo stesso  garantire le fasce più deboli, consentendo anche a chi non ha le possibilità economiche e finanziarie di immaginare un futuro più sereno, di costruire il proprio domani in maniera fattiva, responsabile e da protagonista. 
Il lavoro è la chiave di volta per la risoluzione di tanti problemi. Al pari del lavoro occorrono programmi e progetti concreti capaci di individuare ogni passo necessario per un cammino che dovrà portarci nel prossimo quinquennio ad uno stravolgimento della situazione attuale. 
Napoli deve essere protagonista del proprio futuro, costruendo un percorso in grado di rilanciare appieno tutte le potenzialità inespresse di una città che ha le basi culturali, storiche e sociali per essere ben più che protagonista sia oggi che domani.

Proverò in una serie di approfondimenti a lanciare alcune idee, sicuro che la finalità di tutti i democratici sia riportare Napoli in cima al mondo.  Occorre un grande fronte democratico, cristiano, sociale, aperto, capace di immaginare progettualità in grado di sottrarre il futuro della città a visioni sovraniste che non hanno altro fine che depredare il depredabile.  La sfida è dunque duplice: creare sviluppo sostenibile, partendo da forti basi sociali ed economiche e nel contempo tutelare la città da scelte elettorali che potrebbero portare la comunità ad un declino senza precedenti frutto di logiche sovraniste che non sono oggi, non erano ieri e non saranno domani nel DNA di una città che ha da sempre nella sua apertura al mondo una delle credenziali più importanti dell'essere capitale di fatto di tutti i Sud del mondo.