Il valore delle comunità in pandemia: il ruolo della politica

La seconda ondata da Covid19 ha ancor di più della prima fase posto in evidenza il ruolo determinante del rapporto tra politica e comunità. Così come a marzo anche la scienza pare brancolare nel buio condividendo con la politica un errore di metodo molto grave: seguire l’umore delle piazze, dei social ed il fascino di una prezzolata tv. Se è infatti indubbio come la politica debba rispettare il mandato degli elettori è altrettanto vero che deve seguire una programmazione degli interventi.

In Italia la questione della suddivisione del territorio in aree contraddistinte da colori affidando tutto ad un algoritmo la cui architrave risulta costituita da 21 indicatori è a mio parere un gravissimo errore. La politica prova a deresponsabilizzare il proprio operato affidando il tutto ad un algoritmo a cui manca il ventiduesimo parametro: l’analisi delle dinamiche territoriali e delle sue peculiarità. Il risultato è che in un rimpallo di responsabilità tra apparati dello Stato, la società civile che di fatto è stata coinvolta nei processi decisionali (le famose piazze , i social, le tv) ha ben percepito l’assenza di una programmazione chiara ed efficace rispondendo in maniera del tutto anarchica e sfiduciando di fatto le
Istituzioni.  È come se un docente universitario o un manager in azienda organizzassero un tavolo volto a condividere con i propri interlocutori la necessità o meno di seguire una strategia. Cosa accadrebbe se non una chiara e manifesta sensazione di incapacità organizzativa se non proprio di competenze?

Il nostro sistema è andato addirittura oltre con un fenomeno sfuggito ai più: il Governo ha dapprima responsabilizzato Regioni e Comuni per poi sfiduciarli quando l’umore di piazze e tv iniziava a mostrare dubbi. Ecco che in Regioni come il Lazio governate da esponenti della maggioranza non si è avuta una resa dei conti davanti alla tragica situazione della sanità rispetto alla pandemia. In Campania dove il Presidente della Regione rappresenta solo nominalmente un partito di Governo ma di fatto abbia come primo macro rappresentante una lista del Presidente .....ecco  come quello stesso Presidente viene dato in ‘pasto’ alla opinione pubblica complice anche la posizione del Sindaco della cittá metropolitana, anch’esso espressione di movimento autonomo che ben intuendo la situazione e con una certa predisposizione politica  all’harakiri che assiste passivo al corto circuito ovvio di sistema.
Una regola della politica a cui partecipano anche esponenti della società civile e di una certa cultura salottiera di sinistra è quella di attaccare il più forte perché questo porta ribalta. Un clima non dissimile dalla jungla in cui anche un leone ferito può essere braccato dalle iene.

I grandi sconfitti di questo apocalittico scenario sono 3: i malati veri di covid che devono fare la fila per ricevere cure sommersi da scellerati sostenitori del diritto alla libertà che nella migliore delle ipotesi ha come simbolo lo spritz (i rivoluzionari delle epoche moderne), il sistema economico che muore nel momento stesso in cui viene teorizzata la zona gialla e la politica che è ad un livello di credibilità minimo forse pari a zero.

Ed allora la politica deve immediatamente dare una risposta . Non tende militari da campo ma apertura di ospedali e la abrogazione di quell’ignobile numero chiuso a medicina che ha solo rafforzato le lobby, non contributi a pioggia ma stop di rate di finanziamenti, mutui e prestiti per imprese e consumatori sino alla ripartenza dell’economia. Ed ancora affrontare il tema del lavoro nero tollerato dal sistema per manifesta incapacità di affrontare il tema della disoccupazione e per garantire ad una fetta della politics consensi. Rilancio dell’innovazione e della competitività, tutela della fascia deboli con sostegno sociale ma pugno di ferro con i furbetti che smontano ogni prerogativa di sistema sociale. La politica deve rilanciare il concetto di comunità rispettandone le peculiaritá e garantendo il controllo del territorio ed il futuro di nuove e vecchie generazioni