Il grande centro contro l'instabilità politica


approfondimento pubblicato su http://www.sferapubblica.net/2021/01/19/il-grande-centro-contro-linstabilita-politica/

Nei giorni scorsi il Corriere della Sera con un interessante articolo firmato da Milena Gabanelli (vedi qui) viene evidenziato come un male cronico della nostra Repubblica sia l’instabilità politica. Ben 66 esecutivi in 75 anni. Questa instabilità politica esplode con la Seconda Repubblica: ben 16 governi con 10 premier. Il costo è altissimo: stimato il 10 miliardi l’onere per il sistema Paese, tra decisioni rinviate, rallentamenti, etc….

Partendo da questa interessante analisi è possibile effettuare più di una riflessione di tipo politico ed economico. La famosa “rivoluzione politica” proposta come slogan della Seconda Repubblica, figlia di Tangentopoli, iniziativa che appare sempre più giusta negli intenti e politica nell’azione, ha messo in evidenza come il Governo di un Paese complesso come il nostro, strategico anche rispetto agli interessi delle più importanti super potenze europee non può declinarsi a mero esercizio di retorica politica. Occorre competenza, conoscenza, capacità di affrontare con visione prospettica i problemi del Paese e soprattutto dialogo. Mancano grandi personalità. Il no di Sigonella appare oggi utopia. Dal 1994 l’Italia ha vissuto di mero marketing politico con decisioni strategiche rinviate, politica interna ed estera deficitaria, presunti leader assolute comparse sul panorama nazionale ed internazionale.
E’ fallita la “rivoluzione degli imprenditori” promossa da Berlusconi, soffocata dall’incapacità di creare classe dirigente valida e da una miriade di procedimenti giudiziari che hanno macchiato l’ascesa politica di un politico proposto dalla società civile che aveva ricevuto un consenso probabilmente unico nel suo genere, frutto del successo imprenditoriale riconosciuto e riconoscibile. L’italiano da sempre è attratto dai vincenti. Ma governare un Paese non è una proiezione di politiche aziendali. Le variabili in campo sono ancor più numerose.
E’ fallita la “rivoluzione promossa dal “rottamatore” Renzi abilissimo nella proposta ma incapace di creare reali premesse di sviluppo e tutela sociale, vittima di personalismi che appaiono lontani da una reale rappresentanza di interessi pubblici.
Non è mai decollata la Lega “nazionale” di Salvini, populista e priva di reale proposta politica, pronta a sposare le cause di improbabili leader stranieri (da Le Pen a Trump) prontamente rinnegati nel momento della caduta. Ad una comunicazione che ribadisce una posizione nazionale della Lega , non corrispondono le azioni, che non hanno mai portato vantaggio ad aree del Paese differenti dal Centro- Nord.
Possiamo dire che anche la prima versione del M5S ha clamorosamente rinnegato i suoi principi e gli intenti: se la logica di governo impone alleanze che non possono apparire “colpe” , visto che in un panorama politico così frammentato la maggioranza assoluta è chimera, discorso differente deve essere fatto rispetto alle battaglie che hanno portato il Movimento a divenire realtà prima di opposizione e successivamente di Governo. Sovranisti si e poi no, contro politiche fiscali aggressive prima si , poi no, poi forse….. Sempre più ibridi e lontani da quella identità che seppur contestata era divenuta fattore caratterizzante di una proposta politica.

In definitiva dal 1994 la proposta politica sembra non convincere appieno. Chi scrive ritiene che anche le mutate condizioni della comunicazione, con il boom dei social, abbiano influito enormemente sugli umori delle masse. Resta di fatto che in quasi 30 anni, non sono emersi statisti di valore internazionale, come invece era avvenuto in passato dove un solo Governo poteva vantare più statisti, oggi consegnati alla storia. Non deve dunque stupire che dopo aver stretto l’occhio al liberismo berlusconiano ed alla politica dal basso del M5s , oggi gli italiani guardino con attenzione ad una nuova forza di centro, democratica, sociale ma non ostile al liberismo imprenditoriale, fortemente anti-sovranista e dunque aperta a valori internazionali ed europeista. Il grande centro appare la rivincita della parte “buona” della prima Repubblica, capace di proiettare l’Italia nel novero dei Paesi a più elevato tasso di crescita, forte di un sistema imprenditoriale oggi svenduto a grandi multinazionali.

Chi scrive ritiene che la stabilità del nostro Paese e della nostra economia non possa che passare attraverso un nuova classe politica, figlia dell’esperienza di quella generazione che ha costruito il Paese, capace di riconoscerne gli errori e dunque di evitare quelle gravissime mancanze che hanno portato all’implosione di un modello. I grandi progetti devono ripartire dal rilancio della piccola comunità, dalla valorizzazione dell’imprenditoria, dalla tutela sociale delle famiglie. Occorre programmare lo sviluppo rendendolo sostenibile, senza mai venire meno rispetto a quella obbligazione etica che ognuno di noi ha nei confronti della propria comunità. Il futuro è al centro
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