Contro lo strapotere del sistema bancario occorre una battaglia concreta fatta di alternative

Esiste un grande problema in Italia che è quello legato allo strapotere bancario.

Durante la crisi pandemica, il Premier Conte chiese agli Istituti di Credito, un concreto "atto d'amore"  per sostenere il difficile momento imprenditoriale. La risposta del sistema finanziario e bancario si concretizzò immediatamente nella garanzia da parte di Mediocredito Centrale di gran parte di quanto gli Istituti avrebbero messo a disposizione delle imprese ritenute meritevoli (e non di tutte le imprese come ampiamente annunciato dalla stampa) ed in una serie immotivata di rifiuti di finanziamenti garantiti, che oggi è materia di contenzioso con le imprese abbandonate al proprio destino.

A partire da Dicembre 2020 gli Istituti di Credito che secondo quanto annunciato a più riprese da parte di illustri rappresentanti avrebbero tantissima liquidità in pancia, hanno avviato azioni di recupero venendo così meno alla propria funzione di supporto al sistema imprenditoriale e lucrando sino all'ultimo centesimo sulle posizioni disagiate grazie ai famosi NPL.

Cedere ad una NPL i crediti deteriorati consente di rendere i bilanci virtuosi, anche se le stesse NPL sono società controllate dagli stessi Istituti Bancari. E così cessione dopo cessione, il patrimonio immobiliare degli italiani, frutto del risparmio di generazioni, rischia oggi di essere oggetto di speculazione. 

La risposta del Governo e dei Tribunali è stata nulla.  Chiedo a chiunque legga queste riflessioni a segnalare un provvedimento del Governo a tutela reale dei consumatori contro questa crescente offensiva bancaria.  La stessa legge 3/2012 è oggi un business per le procedure più che una reale tutela per i consumatori, con parcelle previste per gli Organismi di Composizione della Crisi (non legate al buon fine della procedura) che sono l'unica pre-deduzione certa e che dunque vanno ad aggravare la situazione dei debitori che si appellano alla famosa legge anti-suicidi per uscire fuori da situazioni difficilissime. Per le imprese le procedure concordatarie sono sempre più complicate (anche grazie a Tribunali che non applicano le normative, in primis quella relativa al favor da parte della PA nella continuità aziendale) ed i fallimenti sono trappole in cui l'imprenditore ha pochissime possibilità di riabilitazione. Anche qui balzello di oneri, di parcelle per i consulenti di ufficio, e migliaia di vite condannate da una visione punitiva del default aziendale.

Il filo comune in questo percorso minato sono le banche: con affidamenti concessi e poi revocati, chirografari illegittimi ed iscrizioni in Centrale Rischi e banche dati, sempre più potenti armi a disposizione della finanza per costringere le persone in difficoltà ad incrementare ancor di più il proprio debito.  Mi chiedo infatti come mai non esista una CR degli Istituti di Credito e delle Finanziarie che si sono macchiate di irregolarità. Perché non esista una banca dati di cui un imprenditore ed un cittadino possa disporre per avere evidenza di realtà che sono state condannate in maniera plurima dai Tribunali per applicazione di tassi usurai, di pratiche anatocistiche e di altre diavolerie finanziarie.

Eppure dovrebbe essere notizia primaria in ogni prima pagina di quotidiano economico il fatto che le Circolari di Banca d'Italia Spa sono divenute nei Tribunali documenti assimilabili alle fonti del diritto (!!!) visto che oramai tutte le CTU dedicate alla materia dell'applicazione di tassi usurai non seguono quanto previsto dalla legge 108/96 quanto le interpretazioni della banca delle banche.  Dovrebbero fare notizia le procedure esecutive attuate su immobili che hanno un valore ipotecario doppio rispetto a quello reale.  Se tutto ciò non accade, appare evidente vi sia una tale concentrazione di interessi bancari e parabancari nella "liquidazione del patrimonio immobiliare italiano" da scatenare un'offensiva senza precedente alcuno.

E' aberrante immaginare che esistono istituti di credito che hanno addirittura creato agenzia immobiliari per la compravendita degli immobili acquisiti all'asta: eppure è realtà.

Cosa fare contro tutto questo strapotere ? Semplice: abbandonare il sistema bancario. Occorre immaginare forme alternative di supporto alle imprese, sottraendo alle banche quella linfa vitale che oggi le rende spietate: i depositi e gli affidamenti, i mutui ed i finanziamenti.  Cosa accadrebbe se ogni imprenditore decidesse di non lavorare più con gli Istituti italiani ? Vi è reale libera concorrenza in Italia ? Perchè gli Istituti esteri hanno logiche differenti nella valutazione del rating ma quando arrivano in Italia assumono lo stesso atteggiamento delle banche nostrane ? 

Eppure nomi illustri sono stati salvati dal fallimento (cosa che non accade con le imprese ed i consumatori) con i risparmi degli italiani. E' forse arrivato il momento di alzare la voce e creare alternative.  Tacere davanti ai soprusi equivale a divenire vittime predestinate del sistema.