Combattiamo la crisi: taglio della burocrazia e valorizzazione delle comunità

C'è tantissimo da fare per questo Paese. Anche se per scaramanzia o incoscienza fingiamo che il COVID19 sia alle spalle, i continui micro focolai segnalano un male tutt'altro che sconfitto. In questo scenario di assoluta incertezza le misure messe in campo dallo Stato sono ampiamente insufficienti. Occorre fare di più, va immaginato un new deal di tipo sociale ed economico, dove la parola "non occupato" sia il primo elemento da contrastare con forza e decisione. 

Ritengo che siano tre gli elementi su cui lavorare:
  • la messa in sicurezza sociale delle famiglie e di tutti coloro che sono precari e che dunque sono tagliati fuori di fatto dalle strategie produttive di questo paese. Non incentivi a pioggia e saltuari ma adeguate politiche di inserimento nel mercato del lavoro e di tutela sociale;
  • la messa in sicurezza di tutte le micro imprese e le PMI che hanno avuto nella fase 1 il corto circuito del proprio sistema finanziario ed economico e che già prima della pandemia erano in grande difficoltà.  Commercio, turismo, artigianato, industria, servizi necessitano di riforme velocissime e di agevolazioni per la creazione di nuovo valore
  • lavorare sulla produttività dei territori e sulla valorizzazione delle peculiarità del singolo territorio, attraverso un macro master plan che veda le diverse realtà in sistema per la produzione di nuovo valore.
Limitarsi a giocare in difesa ossia prevedendo incentivi una tantum per lo più legati agli umori ed alle disponibilità delle banche è un errore gravissimo. La storia di grandi realtà (es. Germania) insegna come proprio nei periodi successivi alle crisi la capacità produttiva del Paese è cresciuta e con essa la fiducia anche degli investitori esteri, pronti ad essere accolti non più come predatori ma come investitori su cui lo Stato deve monitorare per impedire speculazioni.  Nessuna realtà privata investe senza ritorno.  Dunque occorre creare condizioni di vantaggio ma al tempo stesso vigilare (come accade ad esempio in Francia) affinchè gli incentivi alla attrazione del capitale estero non divengano forme di cannibalismo verso la nostra capacità produttiva. 

In parole povere occorre un piano integrato che con una sola norma demolisca tutta la burocrazia nazionale e regionale che troppo spesso vincola lo sviluppo e che preveda la crescita di industria, commercio, artigianato, turismo, servizi.  Occorre un piano in grado di valorizzare cultura e storia, identità e capacità dei territori di creare plusvalore.  Appare necessario un intervento deciso affinchè ogni territorio possa esprimere la massima capacità competitiva, tutto sempre secondo sostenibilità ambientale e nel pieno rispetto della storia dei luoghi.